All'epoca era piena di aspettative: sognava nuove esperienze, nuove amicizie e un mondo che le permettesse di svilupparsi e crescere. Ma quando è arrivata all'estero, si è subito resa conto che questo viaggio sarebbe stato molto più profondo di quanto avesse immaginato.
La famiglia per cui lavorava aveva due bambini. All'inizio si è subito inserita nella loro vita: li accudiva, giocava con loro e aiutava in casa. Ma nei momenti di silenzio, quando i bambini dormivano e la casa era (per)tranquilla, sentiva che le mancava qualcosa.
Era qualcosa che non poteva risolvere sorridendo o prendendosi cura degli altri.
Le mancava il suo Paese d'origine, il cibo, le conversazioni con la sua famiglia, l'odore dell'erba appena tagliata e il rumore proveniente dalla strada della sua città. Le mancava la Slovenia.
L'emozione di essere lontana da casa la stava travolgendo.
Anche le frontiere geografiche e geografiche le sembravano invalicabili. Anche se si trovava in Inghilterra, una parte del suo cuore tornava sempre a casa, in Slovenia. La sensazione di familiarità, di appartenenza al suo Paese e al suo luogo, era profondamente radicata in lei. Non si trattava solo di un luogo, ma di un senso di appartenenza: alle persone che conosci, alla terra che ti forma e alla cultura che ti circonda. Era tutto parte di lei ed era (anche) come se una parte di lei fosse sempre mancata da quando era stata via.
In Inghilterra tutto era straniero: la casa, la gente, i suoni, persino il tempo. Il ricordo del suo paese natale era come una canzone silenziosa che suonava sempre nel suo cuore, ma che non poteva condividere con nessuno.
Seduta da sola, in quel silenzio, in una casa sconosciuta, circondata da strani oggetti e strane persone, si rese conto che la Slovenia era qualcosa che era sempre stato presente nel suo cuore. Non era solo un punto di partenza geografico per lei, ma qualcosa che portava con sé ovunque: il ricordo del paesaggio verde, l'odore della foresta dopo la pioggia, i fiumi impetuosi e le montagne che toccano il cielo in una mattina limpida. Questa era la Slovenia come la sentiva nell'anima, non come un luogo ma come una parte di sé, qualcosa che amava immensamente, qualcosa che le era stato così vicino fin dall'infanzia che non poteva immaginare la vita senza questo senso di appartenenza.
Casa non era solo il luogo in cui era cresciuta. Anche se si trovava in un mondo straniero, quel senso di appartenenza era sempre presente, sempre vivo, sempre da qualche parte nel profondo del suo cuore. Non era solo un pensiero nostalgico di casa, ma un desiderio di qualcosa che non poteva essere sostituito. La patria non era (solo) il passato: era parte di lei, qualcosa che l'aveva plasmata e che aveva dato forma alla sua vita.
Una sera, era seduta sul letto e guardava fuori dalla finestra. Le forze le stavano venendo meno dopo una dura giornata di lavoro. Lentamente chiuse gli occhi e sentì quanto la Slovenia fosse parte di lei. Attraverso il silenzio sentì il suono della sua montagna natale - e si è resa conto che la Slovenia non era solo un Paese, ma ogni pensiero, ogni desiderio e ogni emozione che portava dentro di sé.
Non era solo un amore per la patria e il paese, ma un amore per qualcosa di inseparabile da esso - le sue radici, la sua storia, tutto ciò che significava per lei. Per lei, la sua patria non era solo un luogo fisico, ma un intero sistema di valori che formava la sua visione del mondo, la sua lealtà, la sua integrità. E questa appartenenza non era qualcosa che poteva essere abbandonata o sostituita. La Slovenia era con lei ovunque. Era parte di essa e non poteva perdere questa sensazione anche se si trovava a migliaia di chilometri di distanza.
Quando scrisse la sua lettera a casa, non scrisse solo delle sue faccende quotidiane, ma di come era cambiata. Di come la Slovenia fosse sempre con lei, anche nei momenti più difficili, in tutte le sue forme. La desiderava in un modo che non era solo un legame con il passato, ma un amore per qualcosa che era cresciuto in lei senza fine.
Attraverso le sue (ri)esperienze di vita, ha imparato che l'appartenenza non è qualcosa con cui si nasce o un luogo che si visita, ma qualcosa che si porta con sé, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.
Apparteniamo al nostro Paese.
Zala Krupljan, 11. 3. 2025