Non è solo un titolo o un hobby: è uno stile di vita. Come vigile del fuoco volontario, svolgo questo lavoro accanto ai miei impegni lavorativi e familiari. In ogni chiamata, in ogni fumo, in ogni lacrima o stretta di mano, sento che lo faccio per aiutare le persone nei loro momenti più difficili. Quando tutto il resto fallisce, quando non c'è tempo per pensare, noi ci facciamo avanti.
Ne ho passate tante nel corso degli anni, ma non dimenticherò mai il mio primo intervento. C'era stato un incidente stradale. La vita di un giovane è finita prematuramente. Mentre ero lì in mezzo al caos, circondato da persone e con le lacrime agli occhi, ho capito che questo lavoro non era solo uno sforzo fisico, ma anche una prova emotiva. Quella è stata la prima volta in cui ho sentito davvero cosa significa essere al fianco delle persone nei loro momenti più difficili. A volte non si può salvare una vita, ma si può essere presenti, per la famiglia, per gli amici e per la comunità.
Questa esperienza non mi ha scoraggiato, anzi. Mi ha reso più forte. Mi ha aiutato a capire perché ho scelto questo percorso: per aiutare. Essere presente quando le cose sono difficili. Portare qualcosa di speranza, di calore, di umanità.
Durante la Covida-19, il mio percorso mi ha portato anche in una casa di riposo, dove ho fatto volontariato per aiutare gli anziani. Lì ho conosciuto l'altro lato della vita: lento, silenzioso, spesso ignorato. Ho imparato cosa significa essere soli e indifesi e quanto sia preziosa una semplice presenza.
Nel corso del mio lavoro di volontario e di vigile del fuoco, sono stato guidato dallo stesso principio: essere umano. Ascoltare, vedere, capire e aiutare. Per me, aiutare gli altri è il senso della vita. Non perché voglia un riconoscimento, ma perché credo che noi esseri umani siamo fatti per la comunità, per vedere, ascoltare e stare fianco a fianco. Questo sono io. Un pompiere. Un volontario. E soprattutto un essere umano tra gli esseri umani.
Tatjana Serdinšek