Questa era una strada in cui la vita si muoveva a un ritmo più lento e più a misura d'uomo, dove i bambini giocavano all'aperto fino a tarda sera, dove c'era l'odore delle patate arrosto e dove i vicini sapevano ancora parlare davvero.
In quella strada non c'era nessuno che fosse completamente solo. Ci si recava a casa degli altri per visite, picnic o semplicemente per sedersi insieme sulle terrazze, scambiandosi storie, notizie e biscotti fatti in casa. La strada era un mondo a sé stante, piccolo ma pieno di cuori.
Il nostro vicino, il signor Milan Frangež, era l'abitante più anziano della via. Avevamo esattamente 70 anni di differenza. Lui era ancora un signore integerrimo, con gli occhi azzurri e una camminata lenta e dignitosa, mentre io ero una ragazzina con i capelli arruffati e un eterno sorriso. Eppure avevamo qualcosa in comune. I nostri compleanni cadevano lo stesso giorno, il 28 giugno. Ogni anno, quando arrivava l'estate e le giornate diventavano roventi, piene di promesse di mare, sabbia e gelato, ci auguravamo un buon compleanno. Sempre. E ci facevamo sempre dei piccoli regali.
Il signor Milan di solito mi portava qualcosa di semplice, ma scelto con cura: una vecchia spilla, un cuore di legno, un libro del Cucciolo Piki o un biglietto, accuratamente scritto con parole calorose. Non era un uomo di grandi parole, ma sapeva dire l'essenziale. In cambio, gli facevo dei disegni, gli preparavo dei biscotti con mia madre o gli scrivevo una lettera. Quando ero più giovane, ovviamente, con l'aiuto di qualcun altro. Ricordo il suo sorriso quando una volta gli scrissi: "Sei come una vecchia quercia, forte e saggia".
Il nostro rapporto non era solo una bella abitudine, ma anche una scuola di vita. Il signor Milan mi ha insegnato il rispetto. Mi ha insegnato che la vecchiaia non è qualcosa da temere, ma da abbracciare. Mi ha mostrato quanto sia importante trovare del tempo per l'altro. Rispettare la saggezza che gli anni portano con sé e che anche le persone anziane sanno come gioire, ma nel loro modo più calmo e tranquillo.
Quando il signor Milan è morto, ero già adulto. Ma ogni anno, il 28 giugno, penso ancora a lui. E da qualche parte, dentro di me, sento come se questa volta stesse augurando a me - e a lui - un buon compleanno.
Oggi, vivendo in un mondo in cui le relazioni sono troppo spesso superficiali e il tempo passa troppo in fretta, vorrei che ogni bambino avesse il proprio Signor Milano. Qualcuno che gli mostri che il rispetto non è qualcosa che si insegna sui libri, ma qualcosa che si vive. Si riflette in piccoli tocchi, nelle porte aperte della casa e del cuore, in un regalo nel bel mezzo della calura estiva.
E anche se quella strada è cambiata nel corso degli anni e non ci vivo più, vive ancora in me. Con tutte le terrazze, i picnic, le risate fragorose e gli occhi azzurri di un signore che mi ha dato molto più di un semplice regalo: mi ha dato un tesoro che porterò sempre con me. Lo chiamiamo rispetto.
Zala Krupljan, 11. 4. 2025